Commenti e riflessioni

a cura dei ragazzi della terza F della scuola media Carducci di Palermo (a.s. 2016/17)

Il libro “La Mia Guerra” è una testimonianza storica scritta da Girolamo Buccellato, vittima e testimone delle atrocità di cinque anni di Seconda Guerra Mondiale e due anni di prigionia nei campi di concentramento di Wietrendorf o Celle.  

Buccellato nacque a Castellammare del Golfo il 23 Marzo 1916; visse per un breve periodo a Palermo, dove frequentò la Scuola Superiore conseguendo il diploma magistrale, ma non riuscì a completare gli studi a causa delle vicende Belliche. Rientrato in Italia dopo le varie tappe della guerra, visse per tre anni in Calabria, dove svolse attività di impiegato postale e di maestro. Nel 1949 ritornò a Castellammare, dove svolse la professione di maestro. Fu una persona molto attiva culturalmente e politicamente, partecipando ad attività di carattere Socio-Culturale. Buccellato fu marchiato a vita dalle atrocità della prigionia e all’età di 92 anni, esortato dalla figlia, scrisse “La Mia Guerra”, dove racconta dell’addestramento a Guidaloca e dei suoi anni di comando alla 50° compagnia 130° battaglione.

Il libro è una testimonianza storica, che ci fa capire cosa accadeva durante quel periodo, in cui gli ideali di Fratellanza, Uguaglianza e Legalità erano del tutto dimenticati. Girolamo Buccellato racconta con grande dolore il viaggio verso i campi di concentramento; infatti i prigionieri venivano ammassati in carri bestiame, moltissime persone morivano soffocate a causa della grande quantità di gente ed ogni tanto veniva loro lanciato un pezzo di pane, che ovviamente non riusciva a sfamare le centinaia di persone presenti nel vagone.

Leggendo le pagine di questo libro ci siamo accorti della semplicità e della chiarezza dei concetti di questa testimonianza storica, nonché le sensazioni e le emozioni vissute e rivissute come ricordi. Siamo rimasti molto colpiti dalla crudeltà e dalla ferocia che un essere umano può raggiungere. In classe abbiamo letto alcune lettere d’amore scritte alla fidanzata, futura moglie, ed abbiamo visto la piastrina in ferro, portata dalla professoressa Buccellato, sulla quale era inciso il numero con il quale il padre venne registrato nei campi di concentramento.

All’inizio del libro è presente una prefazione, scritta da Alberto Raimondi, figlio di Giuseppe Raimondi, suo comandante durante i due anni trascorsi nei Balcani e nei due anni di prigionia. Nella Prefazione il figlio di Raimondi ricorda con piacere la spedizione del libro, inviatogli da G. Buccellato nel 2009, mentre stava riordinando documenti, attestati, lettere e fotografie come “Ricordi Militari” del padre. La notizia dell’esistenza di un libro, rigorosamente storico basato sulle vicende vissute dai due militari, viene accolta con grande trepidazione: infatti quel libro lo avrebbe aiutato a ricostruire quei fatti ancora incerti per lui. Secondo noi è fondamentale ricordare e riflettere sulle conseguenze tragiche di una “Guerra”, pensare alla sofferenza delle vittime di questa “Inutile Strage”, e a tutti quei genitori che, dopo lunghi anni, non hanno rivisto i propri figli. Pensiamo spesso a ciò che è accaduto in passato e speriamo che in futuro non accadano più fatti del genere, anche se purtroppo al giorno d’ oggi a molte persone viene negato un proprio diritto, quello alla vita.

Di Pasquale Mattia

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